TU AVRAI QUALUNQUE COSA CONFESSERAI

Quando Dio parla, crea: “Dio disse: Sia luce! E luce fu”. (Genesi 1:3)

“Poi Dio disse: «Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque». [……] E così fu.” (Genesi 1:6,7) 

“Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, […..] Dio creò l’uomo a sua immagine.” (Genesi 1:26,27) 

Dio parlò e le cose furono create, questo fu il metodo, questo fu il criterio che Dio utilizzò per creare ogni cosa: la Sua Parola.

Noi sappiamo che siamo stati creati a immagine di Dio, gli assomigliamo, possiamo agire come Lui agisce, possiamo parlare e, con le  nostre parole, creare.

L’apostolo Paolo scriveva ai Corinti: “Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è espresso in questa parola della Scrittura: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo” (2 corinzi 4:13)

Credere e parlare, tutto inizia da ciò che crediamo e che esce dalla nostra bocca.

C’è potere nelle nostre parole!

In Proverbi 18:21 leggiamo: “Morte e vita sono in potere della lingua”

Non ci sono parole neutrali, quando noi parliamo parleremo morte o parleremo vita, questo significa che la nostra parola costruirà oppure distruggerà, ogni cosa che diciamo ha una conseguenza: costruire o distruggere.

Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato”. (Matteo 12:36,37)

La parola oziosa non è una parola peccaminosa o sbagliata, ma è una parola vana, non buona, una parola che non porta alcun profitto.

La Scrittura dice che noi saremo giudicati per le parole oziose, probabilmente perché le parole hanno il potere di influenzare chi le ascolta.

Vita e distruzione dipendono da ciò che diciamo, sono in potere della nostra lingua.

A volte proclamiamo parole distruttive: “sono povero, finisco sempre male, i miei figli non impareranno mai, quest’uomo non si convertirà mai”. Perfino la nostra stsssa preghiera tante volte viene distrutta dalla nostra bocca, prima preghiamo “Signore aiutami”, poi uscendo dalla nostra cameretta di preghiera confessiamo distruzione. “Per il frutto delle sue labbra uno gode del bene,[….]. Chi sorveglia la sua bocca preserva la propria vita; chi apre troppo le labbra va incontro alla rovina”. (Proverbi 13:2-3)

Dobbiamo cambiare il nostro modo di parlare, alcune volte dobbiamo fare silenzio, restare zitti.

La nostra parola di oggi creerà il nostro domani.

La Bibbia dice che noi avremo qualunque cosa confessiamo: “Gesù rispose e disse loro:“Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto”. (Marco 11:22-23)

Un mio amico ha un figlio, quando era più piccolo era molto vivace, aveva problemi a scuola, non studiava, era ribelle  e l’insegnante aveva più volte manifestato il suo dissenso ai genitori.

Un giorno il mio amico e sua moglie ascoltarono un messaggio sul modo di parlare e cosi decisero di seguire il consiglio della Parola, si strinsero le mani e dichiararono: “Da questo giorno noi non parleremo più in modo distruttivo a nostro figlio”

Ogni volta che il bambino si rifiutava di studiare, anziché rimproverarlo, lo incoraggiavano: ”Non preoccuparti, tu sei intelligente, vedrai che  riuscirai, tu ce la puoi fare, avrai buoni voti, per te sarà facile”.

Sappiamo che ogni uomo inizia ad avere una percezione di se’ in base a quello che ascolta di se’ da parte degli altri, questo proprio perchè c’è un principio spirituale che afferma che nelle parole c’è potere.

Qualcosa cominciò a cambiare nel cuore di questo bambino e, un anno dopo, divenne il più bravo della sua classe.

Ciò che cambiò tutta la situazione fu il modo in cui i genitori parlarono al loro figlio.

Noi  come Chiesa abbiamo il potere di cambiare l’ambiente intorno a noi perché abbiamo Dio dalla nostra parte e niente è impossibile.

In Svezia c’è una piccola città, che si chiama Gnupen conosciuta da tutti perché negli anni “30, quando ci fu un risveglio spirituale, questa città fu benedetta economicamente, in poco tempo si svilupparono diverse attività commerciali, non c’era nessuno che non lavorasse.

A Uppsala invece, dove io vivevo, c’era povertà e il mio pastore, quando pregava per l’economia della città, dichiarava davanti a tutta l’assemblea:” Uppsala diventerà la nuova Gnupen”. Non era molto facile credere in un cambiamento economico perché lamia città mancava di attività economiche, l’80% degli abitanti erano studenti universitari.

Ma il cambiamento avvenne: la città cominciò a espandersi economicamente in modo impressionante, non si erano mai viste tante attività economiche, ma ciò che fu sorprendente per noi fu il titolo di un articolo che un giorno leggemmo su un giornale locale, che così recitava: “Uppsala è diventata la nuova Gnupen”

Con Dio possiamo sognare, possiamo desiderare di vedere le grandi opere Sue, possiamo perseguire grandi obiettivi, naturalmente obiettivi che edificano  la vita spirituale, se solo li crediamo e li confessiamo con la nostra bocca.

“[….]se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati “ (Ro 10:9,10)

La parola salvezza in greco è sōzō e il suo significato è: salvato, guarito, liberato, ristorato e completo.

E’ la nostra parola che ci ha reso salvi, quando noi abbiamo confessato siamo stati salvati.

Quando era ancora giovane avevo un grande desiderio nel mio cuore: predicare nelle grandi assemblee.

Un giorno un mio amico mi chiese “Quali sono i tuoi obiettivi? Io risposi: “Io predicherò in una Chiesa grandissima.”

La sua risposta fu: ”Ma chi credi di essere?”

Tempo dopo fui invitato in una Chiesa a predicare, quando giunsi sul posto vidi una grande tenda, e quando salii sul pulpito vidi davanti a me una grande folla di credenti. Stavo predicando a di 40.000 persone.

E’ necessario continuare a credere e a confessare fino a quando potremo vedere l’adempimento delle promesse di Dio.

“Cantino e si rallegrino quelli che si compiacciono della mia giustizia, e possano sempre dire: «Glorificato sia il Signore che vuole la pace del suo servo!”(Salmo 35:27) 

Dobbiamo “sempre dire” se vogliamo compiacerci della giustizia di Dio.

Non si tratta di fare una confessione scritta da recitare tante volte al giorno, non è neanche ripetere una confessione e poi dichiararne altre, ma è cambiare radicalmente il nostro modo di pensare, parlare di  benedizione, avere una confessione continua, una certezza nei nostri cuori, un’aspettativa viva.

Il diavolo naturalmente cercherà di rubare la nostra fede, di spegnere la nostra confessione di fede, lui conosce il potere della parola per questo ci spingerà a dichiarare parole distruttive, parole che uccidono.

E’ un combattimento che possiamo vincere solo se restiamo fermi, solo se manteniamo ferma la nostra confessione come è scritto in Ebrei 10:23-4:14:  “Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo”.Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse”.

………così avremo qualunque cosa confesseremo!

Past. Thomas Jhonson

N/A

COM’È LA TUA VESTE

Nel nuovo testamento troviamo la storia di uno sposo che entrando nella sala delle nozze nota un invitato che non ha l’abito adatto: “Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridore dei denti “ (Mt 22:11-13)

Senza le vesti bianche non entreremo nel Regno di Dio, non saremo ricevuti, solo chi ha vesti candide entrerà alla presenza di Dio.

L’Apostolo Giovanni riceve la rivelazione, Lui vede il trono di Dio e davanti al trono una grande folla di redenti vestiti con vesti bianche: “Dopo queste cose vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue; questi stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, coperti di vesti bianche e avevano delle palme nelle mani. […..] Poi uno degli anziani si rivolse a me, dicendo: «Chi sono costoro che sono coperti di bianche vesti, e da dove sono venuti?». Ed io gli dissi: «Signore mio, tu lo sai». Egli allora mi disse: «Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. Per questo essi sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte nel suo tempio […]”. (Ap7:9-15)

In questo testo si parla di vesti, è naturalmente un linguaggio figurativo, simbolico, perché quello che viene purificato è chiaramente la nostra anima.

Le macchie dell’anima sono dei veri e propri pesi che gravano sulla nostra vita, che rubano la nostra gioia, sono come ombre che nascondono la luce e la speranza in Cristo, carichi che fanno perdere la consapevolezza della Sua presenza, che ci rendono insensibili e ci  fanno perdere interesse per il Regno.

Noi possiamo anche fingere, indossare un bellissimo abito religioso, essere vestiti elegantemente, apparire ben puliti, ma nelle nostre parti più nascoste continuare ad essere sporchi; sicuramente un vestito può nascondere bene realtà non piacevoli e tante volte riusciamo anche a ingannare gli altri, ma Apocalisse19:12 afferma che Gesù ha gli occhi che sono una fiamma di fuoco, questo vuol dire che il Suo sguardo va aldilà dell’apparenza, penetra nel profondo, nel segreto del cuore e brucia ciò che non è conforme alla Sua volontà.

Siamo nudi davanti a Dio!

Al tempo dei giudici il popolo indossava abiti di apparenza, si vantava di essere santo, di essere giusto, ma Isaia denunciò la loro falsità affermando che la loro giustizia era distorta, era sporca: ”Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco”.(Isaia 64:6), il popolo però continuava a rifiutare l’aiuto di Dio: “Ho steso tutto il giorno le mani verso un popolo ribelle, che cammina per una via non buona, seguendo i propri pensieri; [….]; che dice: “Fatti in là, non ti avvicinare perché io sono più santo di te”.(Isaia 5:2,5)

Dobbiamo lasciare a Dio la possibilità di aiutarci.

Sicuramente potrebbe anche succedere che le macchie dei nostri vestiti non siano visibili ai nostri occhi perché alcune macchie, a volte  sebbene siano state ripulite  lasciano comunque un alone, per esempio quelle di un rossetto, oppure il sangue.

Ma la volontà di Dio è rendere perfettamente bianche le nostre vesti, per questo ha provveduto l’espiazione dei nostri peccati.

Il termine espiazione, nell’antico testamento, significa riparare un errore, mettere a posto qualcosa che è fuori posto, ripristinare.

Quando si commetteva un peccato il colpevole doveva pagare, cioè compiere un atto di riparazione.

Il sangue di Cristo ha riparato tutti i danni che abbiamo fatto, espiato tuti i nostri peccati e ristabilito pienamente la nostra vita, Gesù rende completamente bianca la nostra anima, senza lasciare nessuna traccia, nessun alone e davanti a Dio diventiamo completamente puri.

Nell’antico testamento l’organizzazione di un matrimonio prevedeva che fossero gli sposi a fornire le vesti agli invitati e questo Dio lo ha fatto con ognuno di noi, Lui ha provveduto le vesti necessarie per le grandi nozze dell’Agnello, sono vesti di salvezza e di giustizia.

“Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno, la mia anima festeggerà nel mio DIO, perché mi ha rivestito con le vesti della salvezza, mi ha coperto col manto della giustizia, come uno sposo che si mette un diadema, come una sposa che si adorna dei suoi gioielli.” Isaia 61:10

Fin dalla genesi Dio si era preoccupato di rivestire la nudità dell’uomo e Dio aveva provveduto le prime vesti per coprire la vergogna a cui il peccato ci aveva esposti.

L’apostolo Paolo dice: “[…..] rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri”.(Ro 13:14)

A volte ci sembra difficile, ma non lo è perché l’atto espiatorio di Gesù ha ripristinato l’immagine di Dio in noi.

Anche se il nostro vestito si sporca Dio è disposto a rimbiancarlo nuovamente.

Un giorno Gesù ha lavato i piedi dei discepoli:“3Gesù, [……] 4 si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. 6 Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» 7 Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». 8 Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me.” (Gi 13:3-8)

Lavare i piedi a qualcuno era segno di accettazione, quando un ospite entrava in una casa il padrone di casa lavava i piedi dell’ospite come segno di benvenuto.

Gesù ha manifestato la sua accettazione, lui ci accetta così come siamo, anche quando i nostri piedi sono sporchi, Lui non ci condanna, ma al contrario ci esorta ad andare a Lui.

L’apostolo Giovanni, ispirato dallo Spirito Santo, nella sua epistola ci rassicura: “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto”. (I Gi 2:1)

 Molto presto Gesù ritornerà per rapire la sua Chiesa: “Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti per non andare nudo e non lasciar così vedere la sua vergogna”. (Ap 16:15),  e la Bibbia dice che: ” […..] due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata” (Mt 24: 40,41)

Dio non guarderà a nient’altro che alle nostre vesti, non si tratta di appartenere a una religione, non si tratta di avere fatto buone opere, non si tratta di essere stati sempre presenti, ciò che ci permetterà di entrare nel Regno sarà solo, semplicemente e unicamente una veste bianca.

Per questo Giovanni nell’ultimo libro della Bibbia sta ancora oggi gridando alle Chiese: “Custodisci le tue vesti! “

                                                                                                            Emanuele Campo e Pastore della CEBA CHURCH di Busto Arsizio VA. Ha conseguito il Bachelor in Studi Religiosi della University of Wales presso la Facoltà Pentecostale di scienze religiose in Bellizzi (SA). Ha collaborato con una missione interdenominazionale dal 1987 al 1998 acquisendo una formazione evangelistica. 

N/A

TUTTE LE COSE COOPERANO AL BENE

Or noi sappiamo che tutte le cose che capitano a quelli che amano Dio, capitano per il loro bene. Parlo di quelli che sono chiamati secondo il suo piano prestabilito.  Da sempre Dio li ha conosciuti ed amati, da sempre li ha destinati ad essere simili a suo Figlio, in modo che Gesù fosse il primo di molti fratelli. Avendoci scelti, Dio ci ha chiamati a sé e quando ci siamo accostati a lui, siamo stati resi giusti e partecipi della sua gloria”. (Romani 8.28-30)

Io sono nato in Sicilia e, quando avevo solo un anno, con i miei genitori, ci siamo trasferiti in Germania, dove sono cresciuto.

I miei genitori erano persone religiose, superficiali nella conoscenza di Dio, ma mio zio frequentava una Chiesa evangelica e si convertì quando io avevo 10 anni, lui ci parlava di Gesù, ma io non conoscevo nulla di Dio.

Diventare evangelico in quei tempi era difficoltoso, si era considerati dei traditori e dei peccatori, al pari di una prostituta o di un ladro perché, secondo l’opinione pubblica, si tradiva la chiesa madre.

Mio zio ebbe molti problemi con i suoi genitori a causa della sua scelta religiosa e un giorno fu mandato via di casa, mio padre decise di andare a parlare con il pastore perché lo riteneva responsabile, ma quando entrò in quella Chiesa il suo cuore fu trasformato e in pochi giorni mio padre divenne evangelico e, dopo solo tre settimane circa, mentre insieme a una sorella pregavamo per benedire il cibo, il Signore battezzò con lo Spirito Santo mio padre, mio zio e  mia zia e per tutta la notte parlarono in lingue, anche se non sapevamo cosa fosse.

 Però nella vita le difficoltà non mancano, io ero nato strabico e dall’occhio destro non ho mai visto, ho subito un intervento chirurgico

ma 50 anni fa la medicina non era evoluta come adesso.

Mi ero comunque abituato a vedere con un occhio solo e vedevo bene con l’occhio sinistro, non sentivo la mancanza dell’occhio destro.

Il mio hobby, fin dalla mia giovane età, era la meccanica, io amavo le auto, amavo i motori, ogni tanto guidavo per pochi metri l’auto di mio padre, avendo premura che non se ne accorgesse, avevo questa passione, quando ho terminato le scuole d’obbligo il mio progetto era diventare un meccanico, volevo riparare le auto. Ma nel “76 qualcosa di sconvolgente accadde nella mia vita.

Eravamo in Sicilia per le vacanze estive, un giorno mi trovavo vicino a una fontanella, accanto a me c’erano dei ragazzi che stavano giocando con delle siringhe, scherzavano tra di loro spruzzandosi l’acqua, uno di loro, dopo aver riempito la siringa di acqua si è avvicinato a me per spruzzarmi, ma la siringa aveva un ago e, senza rendercene conto, l’ago è volato via e, in un batter d’occhio, si è infilato nel mio occhio sinistro, l’unico occhio che mi permetteva di vedere, ho perso completamente la vista.

In un momento la mia vita è cambiata completamente e ha preso tutta un’altra direzione. Avevo 16 anni.

Dovetti immediatamente dire addio ai miei sogni, abbandonare il mio progetto di meccanica, mettere da parte il desiderio di poter guidare  un auto, di avere la patente, tutto ciò che potevo permettermi era una bicicletta e dopo un po’di tempo, una vespa.

Mi sono sentito un uomo inutile.

Il Signore mi incoraggiava attraverso i medici che mi sollecitavano a forzare l’cocchio che fino a quel momento era stato pigro e, piano piano, iniziai a recuperare un po’di vista, cominciavo a leggere i titoli del giornale, poi i testi con la scrittura un po’ più piccola, miglioravo e ogni anno facevo controlli, comunque era impensabile una guarigione, la mia vista sia era fermata a quattro decimi.

Due anni fa la legge che regolava la guida di motocicli è stata modificata, non era più consentito guidare una vespa senza aver conseguito un patentino, sapevo che non avrei potuto averlo a causa della mia insufficienza visiva, ma volevo provarci e mi sono recato in un scuola guida naturalmente, quando ho fatto gli esami oculistici, il dottore ha distrutto ogni speranza e mi ha detto: “mi dispiace, per legge bisogna avere almeno otto decimi, se almeno ne avesse avuto sette io l’avrei aiutata, ma lei ne ha solo quattro, non posso proprio aiutarla” Non mi restava altro che riprendere la bicicletta e a quel punto mi sono detto, “se non altro  mi servirà per tenermi in forma”.

Dopo circa due settimane avevo la prenotazione per fare il controllo annuale della vista, il dottore mi esamina la vista come ogni anno e, dopo aver accuramene controllato, inaspettatamente attesta: ”La sua vista è a posto lei ha 9 decimi

Come poteva essere possibile, non riuscivo a crederci, solo due settimane prima l’oculista mi avevano lasciato senza speranze.

Entusiasta di questa fantastica e insperata novità mi sono iscritto alla scuola guida, il Signore mi ha dato l’intelligenza e in un mese ho superato l’esame, in casa c’era già un auto perché mia moglie guidava e così finalmente ho visto realizzato il mio sogno, potevo guidare un auto. In seguito ho conseguito anche la patente A, grazie a Dio.

Dio non dimentica le nostre preghiere, Dio risponde sempre, non ci lascia delusi, Lui ascolta e risponde, non risponde sempre come noi vogliamo o quando noi vogliamo, ma risponde sempre.

Io tante volte mi sono domandato: ”Signore perché mi è accaduto questo?” e la Bibbia mi ha risposto: “Or noi sappiamo che tutte le cose che capitano a quelli che amano Dio, capitano per il loro bene.”

Oggi sono qui, quello che conta è questo, tutto quello che è successo alla fine mi ha portato qui, nella grazia di Dio. Dio ci ama.

Amare significa dare e “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato[….] (Gì 3:16) . Ha tanto amato questo mondo che meritava solo giudizio, solo il castigo, perché, come dice la Bibbia ”non c’è nessun giusto neppure uno” (Ro 3:10) eppure Dio ci ha aiutato.

Cosa faremmo noi con una cassetta di mele marce? Naturalmente la butteremo via perché non serve a niente,  Dio però non ci ha rigettato,  ma ci ha dato una seconda possibilità mandando Gesù sulla croce per caricarsi dei nostri peccati e renderci giusti davanti a Dio.

Quale è lo scopo? La salvezza?

Certamente, ma non è l’unico scopo, se fosse l’unico scopo Dio ci avrebbe portato in cielo subito, invece ci ha lasciato sulla terra.

Anche il servizio non è l’unico scopo, noi potremmo servirlo, fare le Sue opere e non essere riconosciuti da Gesù. “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demonî, e fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità. (Matteo 7: 22,23)

C’è un altro obiettivo che Dio vuole realizzare nella nostra vita: “perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo [……]” (Ro 8:29)

Essere conformi all’immagine di Suo Figlio, questo è il desiderio di Dio, ristabilire in noi quell’immagine che il peccato ha deturpato.

Non possiamo limitarci solo a fare le opere, il mondo ha bisogno di amore, è necessario essere simili a Cristo, e manifestare il Suo carattere, le Sue compassioni, la sua umiltà.

Gesù quando chiama i suoi discepoli impone delle precise condizioni “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. (Mt 16:24) . Lui, per aiutarci è stato disposto a lasciare il trono, a spogliarsi della Sua gloria, a nascere in una famiglia insignificante, figlio di un falegname, in un paesino insignificante di una nazione insignificante, addirittura in una stalla, divenendo amico dei pubblicani e delle prostitute.

Dobbiamo essere disposti a seguirlo anche quando ci costa, disposti al cambiamento, disposti a rinnegare noi stessi per poter dire come l’apostolo Paolo ha detto: “[….] non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!. “(Ga 2:20)

Le circostanze difficili hanno questo scopo, contribuiscono alla nostra crescita, alla nostra trasformazione, quindi cooperano al nostro bene.

E mentre noi siamo attratti da ciò che ci rende ricchi, l’obbiettivo di Dio è renderci forti.

Chi accetta di passare attraverso le difficoltà senza lamentarsi ha realizzato quella verità biblica scritta in Romani 8:37: “Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”, la Scrittura qui dice che non siamo solo vincitori, ma siamo più che vincitori perché non abbiamo combattuto, non abbiamo pagato nessun prezzo, ma condividiamo la vittoria di Colui che combattuto e ha vinto per noi.

Gesù è il nostro Pastore e anche quando camminiamo nella valle dell’ombra della morte, non dobbiamo temere nulla, come dice il salmo 23, perché Lui è con noi e lo sarà sempre; in ogni difficoltà Egli continuerà a guidarci e a difenderci e alla fine potremmo sicuramente attestare: “ogni cosa ha cooperato al mio bene”.

Past. Alberto Toto

N/A

SI UN VERO TESTIMONE

Se siamo veri testimoni saremo diversi. 

“Or Mosè, quando scese dal monte Sinai [……….] non sapeva che la pelle del suo volto era divenuta raggiante, perché era stato a parlare con l’Eterno. 30 Così, quando Aaronne e tutti i figli d’Israele videro Mosè, ecco che la pelle del suo volto era raggiante ed essi avevano paura di avvicinarsi a lui. (Esodo 34: 29,30) 

La presenza del Signore aveva cambiato l’aspetto di Mosè, il suo viso raggiante testimoniava che era stato alla presenza di Dio.

Una vita risplendente è la vera testimonianza perché indica che siamo stati realmente alla presenza del Signore, indica che il cambiamento  è reale.

Una trasformazione reale e visibile testimonia della potenza di Dio e della Sua realtà più di quanto ci aspettiamo, gli altri vedono e credono.

Se siamo veri testimoni saremo riconoscibili.

Ora, mentre essi (Pietro e Giovanni) parlavano al popolo, i sacerdoti, il comandante del tempio e i sadducei piombarono su di loro, 2 indignati perché ammaestravano il popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dai morti.  […..]  13 Or essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni e avendo capito che erano uomini illetterati e senza istruzione, si meravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù”. (Atti 4:1).

Pietro e Giovanni furono riconosciuti dagli oppositori come seguaci di Cristo, non fu necessario che testimoniassero di loro stessi, ma la fu la loro sapienza a testimoniare di loro.

Se siamo veri testimoni saremo come uno specchio.

Lo specchio testimonia sempre la verità perché riflette esattamente ciò che vede. Gli altri devono poter vedere Cristo in noi, dobbiamo rifletterLo così come farebbe uno specchio, chi guarda noi deve vedere Colui che abita in noi: le Sue virtù, la Sua bontà, longanimità, la Sua misericordia, il Suo amore. Questa è vera testimonianza, non più noi, ma Cristo in noi.

Se siamo veri testimoni saremo portatori di luce.

Gesù ha detto di noi: 14 Voi siete la luce del mondo, una città sul monte che risplende nella notte, affinché tutti la vedano. 15 Come non si nasconde una lampada accesa, così non nascondete la vostra luce! Lasciate che risplenda per tutti, affinché tutti vedano le vostre buone opere e possano lodare vostro Padre che è nei cieli.” (Mt 5:14-15)

La funzione della luce è quello di illuminare i luoghi tenebrosi e, poiché noi siamo la luce, il nostro compito è illuminare questo mondo di tenebre, siamo quella luce che non deve essere mai nascosta “E nessuno, accesa una lampada, la copre con un vaso o la mette sotto il letto, ma la mette sul candeliere, affinché coloro che entrano vedano la luce”.( Luca 8:16)

Se siamo veri testimoni testimonieremo dovunque.

Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra”. (Atti1:8)

Testimoni prima in Gerusalemme, significa testimoni prima di tutto nella propria casa, tra le mura domestiche, perché la casa è il luogo dove siamo veri, dove siamo autentici, dove non vestiamo abiti di apparenza, dove le maschere cadono e ci riveliamo per quello che in realtà siamo. Non saremo credibili se siamo testimoni di Cristo in mezzo agli altri senza esserlo prima di tutto nella nostra propria casa.

 Testimoniare significa raccontare ciò che abbiamo visto e udito, l’apostolo Paolo quando venne interrogato in merito al cambiamento della sua vita e della sua fede rispose: 1 Fratelli e padri, ascoltate quello che sto per dirvi in mia difesa». […..]prima di entrare a Damasco, ecco che improvvisamente una gran luce venne dal cielo.7 Caddi a terra, e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” Io chiesi: “Chi sei, Signore?” “Sono Gesù di Nazareth, quello che stai perseguitando”, rispose la voce. 9 Gli uomini che erano con me avevano visto la luce, ma non sentirono la voce che mi parlava. 10 “Che devo fare, Signore?” domandai allora. E il Signore mi disse “Alzati e va’ a Damasco, là ti sarà detto tutto quello che voglio da te”. (Atti 22:1,7-10)

Paolo aveva visto e udito e  poteva essere un testimone, anche se non era un discepolo della prima ora.

E’ necessario comunque che la testimonianza sia sempre convalidata. Nel vecchio testamento la testimonianza di un solo testimone non era considerata, erano necessari almeno due testimoni affinché la testimonianza fosse ritenuta valida e attendibile.

Oltre a ciò la vera testimonianza ha bisogno di un altro elemento: l’unità

Quando Gesù fu portato nel sinedrio per essere giudicato furono ascoltati dei testimoni che lo accusarono e, anche se questi erano più di uno, la loro testimonianza non fu verace, non lo fu nel mondo spirituale, perché mancava l’unità, i testimoni non erano in accordo, si contraddicevano, non erano uniti.

La vera testimonianza, per essere credibile, deve essere quella di almeno due testimoni, testimoni che siano in accordo.

La testimonianza dei credenti è l’accordo, è l’unità, è quell’amore che viviamo e manifestiamo gli uni per gli altri, quell’amore straordinario che ci lega con legami che niente e nessuno può sciogliere, nonostante siamo diversi, abbiamo opinioni diverse, convinzioni diverse, caratteri diversi.

Gesù ha affermato: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri». Giovanni 13:35

Lo Spirito Santo è stato sparso sulla Chiesa e ha creato l’unità e, in virtù di questa unità e di questo amore, la Chiesa può testimoniare con potenza fino ai confini del mondo,  “[….]quando lo Spirito Santo verrà su di voi mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra».  (Atti1:8)

E’ necessario ricercare questo amore, come scritto in 2 Pietro:“5 Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete[…..]; 7 alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore”(2 Pietro 1:5-7)

Sii un vero testimone, perché la testimonianza è preziosa, non ha soltanto un valore terreno, ma produce un effetto anche nel mondo spirituale, non è solo un racconto, o un’esperienza, è la vittoria della Chiesa.

In Apocalisse 12 dice: “10 [….] è stato gettato sulla terra l’accusatore dei nostri fratelli, quello che giorno e notte li accusava davanti a Dio. 11 Ma essi l’hanno vinto per il sangue dell’Agnello, e per la parola della loro testimonianza.”

La nostra vittoria è : IL SANGUE DI GESÙ E LA NOSTRA TESTIMONIANZA!.

Continuiamo ad essere uniti, continuammo ad essere fedeli a Dio e alla Sua casa, come lo fu Gesù.

 “Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunciato, 6 ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo.” (Ebrei 3:5)

Elia Scalcione

N/A

LA PREGHIERA DI JABETS

“Jabets fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre l’aveva chiamato Jabets, perché diceva: «L’ho partorito con dolore». 10 Jabets invocò il DIO d’Israele, dicendo: «Oh, se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini e la tua mano fosse con me e mi preservassi dal male sì che io non abbia a soffrire!». E DIO gli concesse ciò che aveva chiesto”. (1Cronache 4:9,10)  

E’ una delle preghiere più brevi, ma anche una delle più potenti che troviamo nella Bibbia.

Jabets è un uomo sconosciuto nella Bibbia, non è nella lista dei grandi uomini di Dio, non è considerato importante come Mosè , Eliseo, Davide, o come gli Apostoli, non è menzionato tra i campioni della fede di Ebrei 11, lui non è un uomo popolare.

Anche le parole della preghiera non sono parole particolarmente singolari, non sembrano importanti o incidenti, non attirano la nostra attenzione, ciò che attira la nostra attenzione è  invece il risultato di questa preghiera, ciò che è assume importanza è la risposta che Jabets ottiene dal Signore “Dio gli concesse quello che aveva chiesto”.

Inserita in un contesto dove la figura di quest’uomo emerge inaspettata tra l’elenco interminabile di genealogie e di nomi sconosciuti ,

sembra quasi che lo Spirito voglia proprio evidenziare la potenza della preghiera.

Non è una preghiera come quella fatta da Salomone per il tempio, o da Neemia per la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, ne’ come quella formulata di Daniele per il popolo, la preghiera di Jabets manifesta tutta la potenza di Dio a favore di un uomo che cerca la Dio.

La preghiera di Jabets serve a ricordare a tutti noi che Dio risponde alla nostra preghiera, che i cieli sono aperti sul popolo pentecostale, che Dio continua ad ascoltare il grido della Chiesa, che Dio continua ad operare miracoli.

Un giorno sono andato in Costa d’Avorio dovevo predicare in una Chiesa della capitale Abidjan.

Al mattino alle 7, insieme a un gruppo di fratelli, ci siamo preparati per andare al culto e mentre ci avviciniamo al luogo di culto sentiamo un boato sempre più forte, oltrepassando un muro vedo una folla di circa 3.000 persone, erano credenti ripiene di Spirito Santo, tutti glorificano e benedicevano il nome del Signore, mi sono meravigliato perché questi credenti stavano vivendo una grande persecuzione in quel periodo.

Il pastore mi invita nel suo ufficio a bere un caffè e mi racconta che durante la guerra le Chiese si erano svuotate, il consiglio generale di Chiesa si era riunito per decidere cosa fare e un fratello alzando la mano aveva proposto: “ una sola cosa bisogna fare, dobbiamo digiunare e cercare il Signore affinché Dio si manifesti”

Il Consiglio di Chiesa accetta la proposta e invia una circolare a tutte le comunità, tutti aderiscono, vengono allora costituiti intercessori a tempo pieno nelle comunità, fratelli che dalle 22 di sera alle 7 del  mattino sono  impegnati sol esclusivamente nella preghiera .

Intanto i ribelli islamici fondamentalisti prendono possesso del governo e il presidente, un fratello, è costretto a scappare, la situazione sembra peggiorare, gli islamici attaccato le Chiese pentecostali, arrivavano ai locali di culto con le camionette, armati di bombe a mano e fucili, poi scendevano a piedi e aspettavano che il popolo di Dio inizi a pregare per sparare e lanciare bombe contro di loro, ma un giorno è accaduto qualcosa di straordinario, mentre il popolo adorava Dio, gli islamici sono arrivati e hanno cominciato a lanciare le granate sui credenti, ma questa volta sembravano non funzionare, continuavano a cadere a terra senza esplodere, anche i fucili sembravano incepparsi quel giorno, quando gli islamici tentavano di sparare sui credenti i grilletti si bloccavano, ma quando puntavano il fucile verso l’alto questi ritornavano a funzionare perfettamente, di fronte a questo gli islamici e si sono convertiti a Dio, il Signore li ha salvati, Dio ha manifestato la sua gloria con guarigioni  e battesimi di Spirito Santo.

La preghiera cambia la storia.

La preghiera di Jabets  parla di quattro richieste.

Le prime due sono volte a una liberazione fisica, Jabets chiede di essere di liberarlo dal dolore; le altre che ci parlano della sua relazione con Dio, Jabets chiede la benedizione di Dio e la Sua protezione nella sua vita.

Questa preghiera va al di là di ogni barriera ecclesiastica, Jabets non prega per gli altri o per il mondo ma per se’ stesso, non prega per un risveglio o per gli ammalati, non prega per le anime e neanche per la fame che c’è nel mondo, lui prega solo per se’ stesso: ”Benedicimi Signore”, non è una preghiera egoistica, ma viene da un cuore che ha bisogno di incontrarsi con Dio, Jabets era un uomo che viveva nella sofferenza, in una situazione difficile, e lui sa che solo il Signore può cambiare la sua vita, lui realizza il suo bisogno di Dio.

Gesù, parlando della preghiera ha detto: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto perché’ chiunque chiede riceve , chi cera trova e chi bussa sarà aperto” Mt 7:7

Un giorno mi trovavo in una Chiesa in Costa D’Avorio e il pastore mi ha raccontato un episodio che era accaduto la domenica precedente:
Mentre predicavo” mi disse “ abbiamo sentito delle grida, i pastori e gli anziani sono andati a vedere cosa stesse  succedendo, in fondo alla chiesa c’era una donna paralitica, una  mussulmana che continuava a  invocare il Signore e il Signore la stava guarendo e battezzando nello Spirito Santo, la mano di Dio l’aveva raggiunta e  il suo corpo era  stato totalmente guarito e lei saltava di gioia e ringraziava il Signore”.

Innanzitutto il nome Jabets vuol dire dolore, la mamma lo chiamò così perché Jabets significa “l’ho partorito con dolore”.

La Bibbia non lo dice, ma probabilmente Jabets era storpio, oppure aveva una malattia, sicuramente era un uomo che soffriva, forse era escluso dai fratelli, abbandonato, dimenticato;  la vita di Jabets è iniziata male, è una vita triste, la stessa vita di tanti uomini e donne che vivono senza Dio, una vita di dolori, continuamente nell’angoscia, una vita  senza pace, Giobbe al capitolo 22 verso 21 esorta:

Riconciliati dunque con Dio; avrai pace, ti sarà resa la prosperità”.

Ma Jabets a un certo punto della sua comprende che deve pregare: “Signore allarga i miei confini”, in altre parole “Signore, rimuovi i limiti  tutto quello che non riesco a fare tu lo conosci, là dove sono limitato tu lo sai, allarga i mie confini, opera in me, fai tu nella mia vita, prendi controllo della mia vita”.

Ci sono alcuni che non permettono a Dio di andare oltre con la loro vita perché vivono un cristianesimo limitato, i cosiddetti  “cultisti”, che vivono solo di culti, pregano e ascoltano la Parola solo in Chiesa, solo la domenica, nella loro vita manca  il rapporto con Gesù, la comunione con Lui e il risultato è che questi credenti non riescono a sperimentare la potenza di Dio nella loro vita.

Alcuni addirittura peccano, si ribellano, trasgrediscono senza neanche chiedere perdono a Dio.

Dio vuole allargare i nostri confini, operare nelle nostre debolezze, operare nei nostri cuori, allargare la Sua opera in noi.

A volte nella nostra vita ci sono limiti determinati dalle malattie, dalle tentazioni, dai dolori, dacircostanze che ci possono fermare, limitare e, nonostante i desideri siano buoni, noi possiamo impedire a Dio di trasformarci perché  restiamo imprigionati nelle situazioni.

Altre volte ci sono dei sentimenti che si ritraggono nel nostro cuore verso fratelli, genitori, amici, a causa di amarezze, di mancanza di perdono, ci sono territori spirituali che si perdono, abbiamo bisogno di fare la preghiera di Jabets: “Signore allarga  mie confini  fammi riconquistare ciò che ho perso fammi riconquistare quell’ affetto che non provo più “

Dobbiamo andare alla croce, è solo lì che il diavolo è stato sconfitto, lì i peccati sono stati perdonati, le malattie spirituali guarite, alla croce e solo alla croce siamo rialzati.

Jabets mette interamente la sua vita nelle mani di Dio.

“Sia la tua mano con me preservami dal male”, lui  non chiede un aiuto temporaneo, molti credenti cercano Dio solo quando si trovano  nel bisogno. Dio deve occupare il posto più importante nel nostro cuore, deve essere più importante di ogni altra cosa, di ogni altra persona, più importante della propria famiglia, più importante della nostra stessa vita, e solo quando realizziamo le giuste priorità accediamo alla sfera del soprannaturale e vediamo la manifestazione della gloria di Dio.

Jabets desiderava essere uno strumento di Dio.

Due anni fa ho incontrato un fratello carissimo un missionario il quale mi disse: ”Antonio ci dobbiamo abbracciare perché probabilmente non ci vedremo più, parto per una zona dove c’è molta persecuzione e sento nel  mio cuore che non tornerò indietro”

Dopo un anno l’ho rivisto e lui mi raccontato la sua storia in quel paese: “Per molti mesi abbiamo provato a distribuire volantini in quel paese, ma nessuno si fermava, anzi, quando sentivano il nome di Gesù tutti scappavano, per quattro cinque mesi abbiamo continuato nonostante l’insuccesso, ma una sera ero veramente scoraggiato e alle 3 di notte piangevo e pregavo: ”Signore probabilmente non era io lo strumento adatto, ritorno indietro, ho fallito” mentre pregavo all’improvviso sentii bussare violentemente alla porta, ebbi paura,  pensai che stavano venendo a prendermi per uccidermi, apro e vedo una donna con un bambino di 6 mesi tra le braccia, aveva percorso due chilometri per raggiungermi, il bambino era freddo, era morto  e lei mi dice:” Tu mi hai detto che il tuo Dio è vivo voglio vedere adesso”, abbiamo iniziato a pregare, la prima ora non è accaduto niente, dopo due ore non era ancora accaduto niente, ma il mio amico missionario non si è fermato e alla terza ora, mentre la donna era straziata, io sento il suo grido, il bambino era risuscitato, la potenza di Dio era scesa sulla vita di quel bambino, la donna prende tra le braccia il suo bambino e vuole scappare via, ma io l’ho fermata e abbiamo pregato per la salvezza della donna, il Signore l’ha battezzata di Spirito Santo e lei è ritornata  nel villaggio e ha testimoniato della resurrezione, per mezzo di quella testimonianza, l’intero villaggio si è convertito al Signore, in seguito un villaggio dopo l’altro ha riconosciuto la potenza di Dio e tutti si sono convertiti, si è manifestato un potente risveglio, ora in quella zona c’è una comunità di  900 membri.

La vita di Jabets era iniziata male, iniziata nel dolore e nella sofferenza, ma quando lui si presenta a Dio tutto diventa straordinariamente diverso. “Iabes fu più onorato dei suoi fratelli “Un inizio tragico, ma una fine è gloriosa.

Jabets non era un umo importante, non era un uomo celebre e le parole della sua preghiera non erano parole importanti non erano celebri, ma ciò che fu importante, ciò che fu celebre e che rimane celebre ancor a oggi fu la risposta di Dio alla sua preghiera:

“Dio gli concesse quello che aveva chiesto”.

Past. Antonio Imbimbo

 

N/A

DIO HA CURA DELL’UOMO

Fin dall’inizio del “900 i bisogni dell’uomo sono stati oggetto di studio di comportamentisti e sociologi e gli uomini li hanno inseguiti identificandoli spesso con ricchezze, prestigio e successo.

Ma Dio conosce l’uomo e sa che la necessità dell’uomo non consiste nell’accumulare ricchezze e neanche nella posizione sociale che può occupare.

Ma allora quali sono i nostri veri bisogni?  Cosa dice la  Bibbia in merito?

Guardiamo alla vita di Davide.

Davide, quando era ancora molto giovane era stato scelto da Dio, designato per ricevere l’unzione.

Davide era il più piccolo tra i sette figli di Isai, e non era molto considerato in famiglia, viveva una condizione di discriminazione all’interno della sua famiglia.

Un giorno a casa di Isai arriva il profeta Samuele, inviato da Dio per ungere Davide, Davide non c’era, stava pascolando le pecore, ma c’erano tutti i suoi fratelli e Samuele stava per versare l’unzione su uno di loro, pensando che fosse il prescelto da Dio, ma Dio lo ferma. L’unzione era riservata a Davide e Davide la riceve tre volte in tre occasioni.

Davide riconosce che quell’unzione è stata con lui nei momenti più difficili, che è stato il suo aiuto, riconosce che, per l’efficacia di quell’unzione, lui ha vinto Goliath, il gigante contro il quale non avrebbe mai potuto trionfare con le sue sole forze, riconosce che,  per l’efficacia di quell’unzione,  è riuscito a sfuggire alla spietata persecuzione e alle minacce di morte del re Saul.

Per questo, quando Davide peccherà di adulterio e di omicidio, in quel tragico momento in cui perderà la presenza di Dio, perderà la forza e la gioia, supplicherà Dio per ottenere il Suo perdono e ritrovare quello Spirito,  quell’unzione così preziosa che sembra ormai persa:

“7 Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà”, scriverà nel salmo 51 “nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.8 Fammi di nuovo udire canti di gioia e letizia, ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate. 10 O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.11 Non respingermi dalla tua presenza e non togliermi il tuo Santo Spirito.12 Rendimi la gioia della tua salvezza”.  

Davide sa che quell’unzione che ha ricevuto è stata necessaria per la sua difesa davanti alle sfida del gigante, sa che quell’unzione che ha ricevuto è stata indispensabile per la sua incolumità davanti alle minacce di Saul, e sa che ora è vitale davanti alla sua debolezza, urgente per poter rialzare il capo e udire nuovamente i canti di gioia e di letizia.

Davide si rende conto che Dio ha dato valore alla sua vita e che gli ha anche dato una posizione di onore e regalità, che Dio ha preso cura della sua vita. Davide scriverà il salmo 8:

 […..] 3 Quand’io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, 4 che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? 5 Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. 6 Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: 7 pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna; 8 gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari.”

Il salmo 8 è un salmo che evidenzia il valore che Dio attribuisce all’uomo e Davide si domanda perché l’uomo è così importante per Dio? “che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura?”. L’uomo è l’unica creatura di Dio fatta a Sua immagine, un’immagine che Lui ha impresso dentro di noi, anche se poi n seguito al peccato questa immagine è stata macchiata, corrotta e adulterata.

Ma il salmo 8 evidenzia anche la posizione che Dio conferisce all’uomo “Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani” una posizione di dignità, di regalità, di gloria, e onore.

Ma Davide non era l’unico che aveva compreso la cura di Dio, ci sono stati altri esempi nella Bibbia come quello di Giuseppe, che ancora ragazzino fu rigettato e venduto dai suoi fratelli, portato in Egitto dove rimase schiavo per anni, ma Dio alla fine innalzò facendolo diventare vice faraone dell’Egitto. Anni terribili di  sofferenza e ingiustizie, ma Dio aveva preso cura di lui, gli aveva dato l’unzione per continuare a credere e a sperare e per perdonare i suoi fratelli . Genesi 50:20

Altri uomini come Daniele, Sansone, ecc. di cui Dio aveva preso cura, unti da Dio per dominare le situazioni, hanno potuto dire insieme a Davide:

[…] ”che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura?  Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi

Anche noi come Davide abbiamo ricevuto l’unzione del Suo Spirito, anche noi come Davide godiamo della cura di Dio, una cura che riconosciamo facilmente quando pensiamo alla croce, al dono di Gesù che Egli ci ha fatto per il perdono dei peccati; una cura che riconosciamo facilmente quando pensiamo ai fratelli e alle sorelle che Dio ci ha donato capaci di icoraggiarci e sostenenrci nei momenti difficili; ma non sempre riconosciamo la cura di Dio quando pensiamo al dono dello Spirito Santo perché non ne comprendiamo sempre l’efficacia, pensiamo erroneamente che quell’unzione sia stata versata su di noi solo per compiere opere soprannaturali, invece ci è stata elargita in quanto potenza per affrontare le situazioni difficili, per vincere combattimenti, conflitti, paure, amarezze che spesso si insidiano nella nostra mente, per vivere una vita vittoriosa caratterizzata dalla gioia e dalla pace, per rialzare il capo quando tutto sembra perso, per formare il carattee di Cristo in noi.

Se non c’è unzione nella nostra vita il nostro cuore continuerà ad essere irritabile, impaurito, il nostro carattere immutabile, e quell’immagine di Dio in noi continuerà ad essere corrotta, solo l’unzione dello Santo Spirito può trasformare la nostra vita.

Dio ci conosce, Lui sa che le ricchezze materiali, il prestigio sociale, il successo mondano, non sono il nostro vero bisogno, quello di cui abbiamo veramente bisogno è l’unzione del Suo Santo Spirito, quell’unzione che quando siamo tristi può farci udire ancora i canti di gioia, quando abbiamo attitudini carnali può purificare il nostro cuore e quando siamo stanchi può rinnovare dentro di noi uno spirito ben saldo, l’unzione che ci fa sentire ancora la Sua dolce consolante e rassicurante presenza e ci rende la gioia della Sua salvezza.

L’apostolo Paolo in atti 14:17 parlando di Dio a una folla di pagani ha dichiarato: “Dio non ha lasciato gli uomini privi della Sua testimonianza”

Allora chiediamoci:  “Ma qual è la Sua testimonianza? Come ha testimoniato Dio di sè stesso?

Il verso continua: ”facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori”

Una buona salute fisica e una buona salute mentale, questi sono i nostri bisogni e questo è ciò che Dio realizzerà nella vita di quanti hanno compreso la cura di Dio.

                                                                                                              Emanuele Campo e Pastore della CEBA CHURCH di Busto Arsizio VA. Ha conseguito il Bachelor in Studi Religiosi della University of Wales presso la Facoltà Pentecostale di scienze religiose in Bellizzi (SA). Ha collaborato con una missione interdenominazionale dal 1987 al 1998 acquisendo una formazione evangelistica. 

N/A

NON TORNARE INDIETRO

La storia racconta che Giulio Cesare, quando marciò contro la Gran Bretagna, dopo aver sbarcato, fece salire il suo esercito su un alto promontorio, la scena che videro fu inquietante: le barche con cui erano arrivati stavano bruciando, non era rimasto altro che cenere, il messaggio che Giulio Cesare volle trasmettere al suo esercito fu chiaro: non si torna indietro, da qui non si può fuggire, non ci possono essere ripensamenti, dobbiamo raggiungere il traguardo, vincere a tutti i costi.

Per non avere ripensamenti, per non tornare indietro, la Bibbia ci esorta continuamente ad essere perseveranti, coraggiosi, determinati, ci incoraggia ad andare avanti e ci insegna a confidare nel Signore.

Nel vangelo di Luca al capitolo 11 verso 9 è scritto: Chiedete, e vi sarà dato; cercate, e troverete; picchiate, e vi sarà aperto”,  ma la versione originale traduce:  “chiedete con perseveranza,,  cercate senza stancarvi e troverete, bussate ripetutamente e vi sarà aperto”.

Con perseveranza, senza stancarsi e ripetutamente. Non c’è posto per ripensamenti!

Dio sta formando uomini e donne, che sappiano accettare le sfide e contrastare le opposizioni, Lui ci insegna a non tirarci indietro davanti alle difficoltà.

Nella lettera agli  Ebrei al capitolo 10:39 è scritto: “noi non siamo di quelli che si tirano indietro per la loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell’anima”

Purtroppo però alcuni credenti nella storia biblica, dopo un tempo si sono tirati indietro, Dema per esempio, un collaboratore di Paolo, a un certo punto del suo cammino cristiano ha lasciato Paolo ed è andato via: ”Dema, avendo amato il presente secolo, mi ha lasciato e se n’è andato a Tessalonica” (2Timoteo 4:10); per Dema l’amore per Dio era finito, gli obiettivi probabilmente erano diventati altri.

Anche Figello e Ermogene si erano allontanati da Paolo, sebbene non avessero abbandonato la fede cristiana (2Ti 1:15), probabilmente non riuscivano ad accettare le sfide che Paolo accettava.

Ci sono stati però, nel corso della storia, dei grandi esempi di uomini che hanno saputo perseverare, hanno saputo lottare per il raggiungimento di buoni obiettivi, per esempio Nelson Rolihlahla Mandela, un credente attivista per i diritti civili, che, sebbene abbia dovuto scontare 27 anni di carcere, non ha mai rinunciato al suo sogno: ottenere il pieno riconoscimento dei diritti civili degli appartenenti ai gruppi etnici non bianchi.

Per la sua determinazione ha portato enormi cambiamenti nel sud Africa dove è stato il primo uomo di colore a ricoprire carica di Presidente.

Ludwig van Beethoven, un altro esempio da considerare, fu un grande musicista, ancora prima di aver compiuto i trent’anni il suo udito fu completamente compromesso, ma lui continuò imperterrito a comporre e a suonare, nonostante il suo insegnante l’avesse scoraggiato, e divenne un grande compositore, tanto da essere annoverato tra i più grandi geni della storia della musica.

Questa è la determinazione che ognuno deve avere se vuole raggiungere obiettivi, se vuole determinare grandi vittorie nella propria vita perché non si può parlare di sconfitta fino a quando non si smette di combattere.

La lettera agli Ebrei fu scritta un secolo dopo Cristo, i fruitori erano credenti perseguitati, una Chiesa che viveva l’opposizione, un momento difficile.

La vita è fatta di questi momenti, ma il vero problema di questi credenti era da ricercarsi nel loro carattere:

  • Erano resistenti al cambiamento.

Questi credenti si stavano domandando se valeva la pena continuare in Cristo o ritornare alla religione dei padri, a quella religione ricca di  festività ebraiche, sembravano più attirati dalla gioia di festeggiare che dalla verità.

  • Erano influenzati dalla religione.

Il sincretismo era accentuato in quel periodo anche perché il cristianesimo era nato da poco, c’era la religione ebraica e il paganesimo, il cristianesimo rischiava di diventare solo una forma. Gesù diceva: “Questo popolo mi onora solo con le labbra”

  • Accettavano facilmente il compromesso .

I destinatari di questa lettera erano credenti che non si schieravano definitivamente dalla parte della verità ma, pur di vivere senza opposizioni, erano disposti a soccombere, a compromettersi.

Per questi motivi la Chiesa a cui si rivolge lo scrittore agli Ebrei era una Chiesa debole a cui era necessario ricordare: “noi non siamo di quelli che si tirano indietro per la loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell’anima”

Il nostro nemico spirituale tenterà, se gli riesce, a farci fare inversione di direzione, ha tentato anche con il popolo di Israele, davanti al mar Rosso si sono scoraggiati così tanto da desiderare di ritornare indietro, perdendo completamente la fiducia in Dio.

Ma Dio era con loro, quella colonna di fuoco che li aveva accompagnati ogni notte durante il cammino nel deserto, ora si era spostata e si era interposta tra gli egiziani e il popolo, gli egiziani non riuscivano più a vedere nulla, solo nebbia, mentre il popolo era avvolto dalla luce.

Sappiamo che non è facile rimanere fermi quando i venti sono contrari, ma sappiamo anche che, quando la tempesta arriva, non siamo soli, Lo Spirito Santo è con noi, Gesù ha mantenuto la Sua promessa, ha mandato il Consolatore, Colui che nei momenti difficili ci garantisce il Suo aiuto soprannaturale, un amico fedele che ci accompagna tutti i giorni nel cammino di questa vita, il Parackletos, cioè Colui che ci è vicino e che cammina con noi.

Chi conosce lo Spirito Santo non si tira indietro perchè sa che: “Colui che è con noi è più grande di colui che è nel mondo” Matteo 11:12

Il cristianesimo è fatto per persone determinate :”[…] il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono” Matteo 11:12,  non c’è spazio per i sentimenti.

Gesù è stato il perfetto esempio, Lui non si è ritirato indietro davanti alla sofferenza, Lui ha attraversato il vituperio, è passato per la vergogna, per quel momento difficile, quel momento particolare, che nessuno vorrebbe attraversare, e ha vinto.

Ci dovremmo domandare quando Gesù è stato lasciato da solo, quando Giuda lo ha tradito, quando i discepoli sono scappati, quali erano i Suoi sentimenti e che ruolo hanno avuto nelle sue scelte? Nessuno, Lui ha perseverato nell’ubbidienza fino alla morte e alla mortte della croce, ha affrontato la vergona, non si è tirato indietro, non ha considerato i suoi sentimenti.

Allora cosa potrebbe indurci a rinunciare? Quale sentimento? Quale situazione? Quale pensiero?

Andiamo avanti e“[…]corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:2), senza opporre nessuna resistenza al cambiamento, rinunciando definitivamente alla tradizione e senza cedere a nessun compromesso,

Non si può tornare indietro, bisogna tagliare definitivamente i ponti con il passato, bruciare quelle barche che potrebbero indurci a fuggire e continuare ad affrontare la battaglia che ogni giorno ci confronta, perché siamo la chiesa di Cristo, quella Chiesa che un giorno  raggiungerà il traguardo finale per contemplare la grande vittoria.

                                                                                                           Emanuele Campo e Pastore della CEBA CHURCH di Busto Arsizio VA. Ha conseguito il Bachelor in Studi Religiosi della University of Wales presso la Facoltà Pentecostale di scienze religiose in Bellizzi (SA). Ha collaborato con una missione interdenominazionale dal 1987 al 1998 acquisendo una formazione evangelistica. 

N/A

LA CIRCONCISIONE DEL CUORE

Dopo quattrocentotrenta anni di schiavitù in Egitto il popolo di Dio era veramente stanco, Dio ascoltò il loro grido e la Scrittura ci dice che “scese per liberarli dalla mano degli egiziani” Es 3:8

Ma il faraone era ostinato e non voleva lasciarli partire, Dio inviò il suo servo Mosè per ben sette volte a intimargli: ”Così dice l’Eterno: Lascia andare il mio popolo perché mi serva.” Es 8:1

La risposta del faraone fu sempre la stessa: ‘Siete dei pigri! siete dei pigri! Per questo dite: Andiamo a offrir sacrifici all’Eterno. Or dunque andate a lavorare! non vi si darà più paglia e fornirete la quantità di mattoni prescritta’ .Es 5:17,18.

Il faraone non era disposto a lasciare andare il popolo di Dio, non era assolutamente intenzionato a perdere i suoi schiavi, ma Dio era legato al popolo da un patto, un patto stipulato qualche secolo prima con Abramo: il patto della circoncisione “Sarete circoncisi; questo sarà il segno del patto tra me e voi” Ge 7:11.

La circoncisione consisteva in un intervento nella carne che doveva essere praticato a ogni bambino maschio all’ottavo giorno di vita e  questo aveva il suo significato spirituale: Dio aveva creato ogni cosa in sette giorni e all’ottavo giorno il bambino veniva circonciso, questo segno nella carne sarebbe stato il segno che lo avrebbe identificato come appartenente a Dio e come collaboratore di Dio, partecipe all’opera della creazione, scelto per assicurare il bene per ciò che Dio aveva creato.

La circoncisione rappresentava quindi per Dio e per ogni Israelita:

  • il segno del patto che Dio stesso aveva stabilito con loro;
  • il segno della loro appartenenza a Dio;
  • il segno che garantiva il diritto alla benedizione e alle promesse Dio.

E la benedizione si stava ora manifestando, il popolo di Israele veniva liberato dalla mano potente di Dio, il tempo della schiavitù era passato, finalmente era giunto il grande esodo, iniziava un nuovo cammino, tutti in marcia verso una grande eredità.

Questa liberazione si sarebbe ricordata ogni anno nel primo mese dell’anno, il mese di nissan, l’anno si apriva con questa celebrazione  della pasqua per ricordare al popolo il passaggio dalla schiavitù alla libertà e Dio chiama Mosè e Aronne e istituisce delle norme per questa celebrazione e la norma prevedeva che nessuno incirconciso poteva avvicinarsi alla pasqua, tranne coloro che erano legati a Dio dal patto della circoncisione, un patto che comunicava vita e libertà, un diritto che solo i circoncisi avevano: “Il Signore disse a Mosè e ad Aaronne: «questa è la norma della pasqua: nessuno straniero ne mangi, ma ogni schiavo che avrai comprato potrà mangiarne, dopo essere stato circonciso,  lo straniero di passaggio e il mercenario non potranno mangiarne[………..], siano prima circoncisi tutti i maschi della sua famiglia. poi venga pure a fare la pasqua, e sia come un nativo del paese; ma nessun incirconciso ne mangi.” Esodo 12:43- 48

Ma la circoncisione nel tempo divenne solo una forma e Dio inviò Geremia a parlare al  popolo di Giuda perché circoncidessero non solo la loro carne, ma anche i loro cuori: ”Circoncidetevi per il Signore, circoncidete i vostri cuori, uomini di Giuda”Gr 4:4

Non solo una circoncisione esteriore, ma una circoncisione più profonda, la circoncisione del cuore.

L’apostolo Paolo nel nuovo testamento dirà: “In lui voi siete anche stati circoncisi d’una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne” Colossesi 2:1

Oggi la Chiesa è il popolo di Dio, legata a Dio da un patto eterno, lavata dal sangue di Gesù, perdonata dalla grazia di Dio, in Cristo siamo stati circoncisi di una circoncisione più profonda, una circoncisione di cuore.

La chiamata a lasciarci circoncidere deve riguardare ogni aspetto della nostra vita, Dio vuole che ogni parte di noi sia circoncisa, sia segnata, anche il nostro orecchio, il popolo di Dio non sapeva ascoltare, Dio aveva inviato Geremia affinché conoscessero la Sua volontà e la volontà di Dio era che Giuda si sottomettesse ai babilonesi per ricevere disciplina e correzione, ma il popolo era duro d’orecchio: ”noi non andremo a Babilonia” Geremia li dichiarò incirconcisi di orecchio “Ecco, il loro orecchio è incirconciso, essi sono incapaci di prestare attenzione;[…].” Ge 6:10

La volontà di Dio è che li nostro cuore e il nostro orecchio siano circoncisi, affinché possiamo ascoltare la sua voce che ci invita ad allontanarci sempre di più da tutto ciò che ci rende schiavi.

Con la circoncisione della Chiesa Dio ratifica gli stessi principi:

  • Stabilisce con noi il patto di grazia;
  • Decreta la nostra nuova identità, ora siamo il suo popolo, siamo riconosciuti come coloro che Gli appartengono. Dio considera importante il sentimento di appartenenza, quando Paolo perseguitava i cristiani Gesù lo ha fermato sulla via di Damasco e gli ha chiesto:” Saulo Saulo perché’ mi perseguiti” Atti 22:7 . Nell’antico testamento quando una tribù era minacciata tutto il popolo era pronto a difenderla, si muovevano come un solo uomo.

Oggi purtroppo il sentimento manca, le persone non si sentono più appartenenti a nessuno, a volte  neanche alle proprie famiglie e questo si ripercuote in tutte le sfere sociali e religiose, ma la Parola di Dio dice: ”quanto è buono e piacevole che i fratelli dimorano in insieme” Salmo133:1

La nostra appartenenza a Dio è visibile anche nei luoghi spirituali, i demoni sanno a chi apparteniamo, in Atti 19:13-16  leggiamo: ”Or alcuni degli esorcisti giudei che andavano attorno, tentarono anch’essi d’invocare il nome del Signor Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo predica. E quelli che faceva questo, erano sette figliuoli di un certo Sceva, Giudeo, capo sacerdote. E lo spirito maligno, rispondendo, disse loro: Gesù, lo conosco, e Paolo so chi è; ma voi chi siete? E l’uomo che aveva lo spirito maligno si avventò su due di loro; li sopraffece, e fece loro tal violenza, che se ne fuggirono da quella casa, nudi e feriti.

  • Decreta il nostro diritto di ricevere le promesse:Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” Efesini 1:3

Dobbiamo combattere contro tutto ciò che in noi non è ancora circonciso e affrontare il nostro ego con la stessa rabbia e la stessa ostinatezza che ha dimostrato Davide quando ha combattuto contro Goliath, il gigante incirconciso, dobbiamo nutrire lo stesso disprezzo che ha nutrito Gionatan davanti ai filistei incirconcisi, da sempre nemici del popolo.

Due voci: la voce di Dio e la voce del faraone, ancora oggi possiamo sentire la eco di queste due voci.

La voce di Dio continua a dare lo stesso ordine al faraone:“Lascia andare il mio popolo perché mi serva, , ma la voce del faraone  continua a dare la stessa risposta: “’Siete dei pigri! siete dei pigri! Per questo dite: Andiamo a offrir sacrifici all’Eterno. Or dunque andate a lavorare!” in altre parole non ve ne andrete, dovete restare qui, continuare ad essere schiavi, schiavi di paure, di oppressioni, schiavi di pensieri, di frustrazioni, di rabbie, di rancori.

Ma questo non è possibile, noi apparteniamo a Dio, siamo stati circoncisi nell’anima, la natura della Chiesa è una natura di amore, l’apostolo Paolo nel nuovo testamento dichiarerà: ”[…..] Poiché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio […..]Fi 3:3, siamo segnati non nella carne, ma nell’anima, segnati per essere liberi dal male, per fare del bene, per perdonare, siamo nuove creature, rigenerati, siamo stati circoncisi d’una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo per entrare a partecipare all’opera di Dio affinché ciò che Dio ha creato funzioni bene.

Si racconta una storiella: ”Un giorno un uomo prese un serpente per liberarlo e il serpente morse la mano dell’uomo e l’uomo lasciò cadere il serpente, ma poi lo riprese e tentò ancora di liberarlo, ma il serpente gli morse di nuovo la mano, l’uomo lasciò cadere il serpente ma  poi  riprovò ancora a prenderlo per liberarlo, un uomo che da lontano aveva osservato tutta la scena rimase perplesso e chiese:” ma perché ti ostini a liberarlo, lascialo morire non vedi che continua a morderti? E l’uomo rispose: il serpente continua a mordermi perché questa è la sua natura, ma la mia natura è fare del bene”

Il faraone non può fermarci, siamo stati liberati dalla mano potente di Dio, il tempo della schiavitù è passato, siamo legati a Dio da un patto eterno, gli apparteniamo, abbiamo le Sue promesse, il grande esodo è iniziato, siamo in viaggio, in marcia verso la grande eredità, un’eredità eterna riservata solo ai santi, riservati a coloro che hanno deciso di circoncidere il loro cuore.

                                                                                                            Emanuele Campo e Pastore della CEBA CHURCH di Busto Arsizio VA. Ha conseguito il Bachelor in Studi Religiosi della University of Wales presso la Facoltà Pentecostale di scienze religiose in Bellizzi (SA). Ha collaborato con una missione interdenominazionale dal 1987 al 1998 acquisendo una formazione evangelistica. 

N/A

UNA VERA AMICIZIA

L’amicizia è un legame di grande valore per la vita di una persona, ma durante il corso della storia ha perso la sua consistenza, il termine stesso è stato inflazionato, dirsi amici è diventato gergo comune, dirsi ti voglio bene oppure ti dò la mia amicizia è diventato troppo facile, basta un click su facebook, ed è altrettanto facile dire ti tolgo la mia amicizia, basta un click.

Ma cos’è vera amicizia, cosa significa essere amici?

Nella Bibbia abbiamo la storia di due uomini che sono stati veri amici, Davide e Gionatan e che oggi possono essere un esempio per noi.

Gionatan era il figlio primogenito di Saul, il primo re di Israele, lui è conosciuto proprio per la grande amicizia che ha dimostrato nei riguardi di Davide. Gionatan si era profondamente legato a Davide, il termine legare significa tessere, diventare un unico tessuto.

[…]e Gionatan si sentì nell’animo legato a Davide, e Gionatan l’amò come l’anima sua” 1Sa 18:1, in Davide lui vide una persona simile a lui, affine.

Si dice che gli opposti si attraggono, ma non è cosi,  le vere amicizie nascono su terreno comune, non basta essere compagni di scuola o colleghi di lavoro, l’amicizia è qualcosa di più, molti dicono che nel corso della vita una persona può stringere un rapporto di amicizia al massimo con due o tre persone.

Gionatan si riconosce simile a Davide, c’è un parallelismo impressionante tra le vicissitudine vissute da Davide e quelle vissute da Gionatan , li vediamo reagire nello stesso modo, per esempio quando Davide affronta Goliath e Gionatan affronta i filistei, entrambi nutrono gelosia per il popolo, non possono tollerare l’arroganza di questi nemici che definiscono con disprezzo “incirconcisi”.

Questo è il terreno comune tra Gionatan e Davide: la fede in Dio e il coraggio di agire nel Suo nome.

Gionatan mostra il suo coraggio in più occasioni, nel periodo della guerra tra Saul e i filistei, mentre Saul si nasconde per paura dei nemici, Gionatan sconfigge 1000 filistei e conferisce comunque gli onori della vittoria a suo padre che era il re.

In un’altra occasione, durante una battaglia tra filistei e Israele, ancora una volta Gionatan affronta i nemici con fede in Dio.

Era una battaglia molto aspra, gli israeliti erano numericamente svantaggiati, 40.000 filistei contro 600 Israeliti, tra l’atro gli Israeliti non avevano armi perché non si trovano fabbri all’interno di Israele. Davanti a questo popolo numeroso Israele scappa e anche  il re Saul scappa, ma Gionatan insieme al suo scudiero, con  una sola spada, decide di fare un’azione contro ogni regola di combattimento “Gionatan disse al suo giovane scudiero: «Vieni, andiamo verso la guarnigione di questi incirconcisi; forse il SIGNORE agirà in nostro favore, poiché nulla può impedire al SIGNORE di salvare con molta o con poca gente. […]  Gionatan salì, arrampicandosi con le mani e con i piedi, seguito dal suo scudiero. E i Filistei caddero davanti a Gionatan; e lo scudiero, dietro a lui, li finiva.  In questa prima disfatta, inflitta da Gionatan e dal suo scudiero, caddero circa venti uomini, sullo spazio di circa la metà di un iugero di terra” 1Sa 14:6-13,14.

L’amicizia tra Gionatan e Davide fu una vera amicizia.

Gionatan difese incessantemente la vita del suo amico Davide dalle minacce di suo padre Saul.

“Gionatan dunque parlò a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: «Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, poiché egli non ha peccato contro di te, anzi il suo servizio ti è stato di grande utilità.” 1Sa 19:4 

In un altro occasione in cui l’ira  di Saul si accese contro Davide, Gionatan rischiò la sua vita per difendere l’amico:“Gionatan rispose a Saul suo padre e gli disse: «Perché dovrebbe morire? Che ha fatto?» Saul brandì la lancia contro di lui per colpirlo.” 1Sa 20:32-33

Gionatan per Davide lasciò il posto di re, un posto che gli spettava di diritto, Lui era il primogenito quindi alla morte di Saul suo  padre sarebbe diventato re per successione, ma Gionatan sapeva che Dio aveva stabilito Davide re di Israele dopo Saul e, senza esitazione, si fece da parte e Lo incoraggiò: “Non temere; poiché Saul, mio padre, non riuscirà a metterti le mani addosso. Tu regnerai sopra Israele, io sarò il secondo dopo di te; e lo sa bene anche Saul, mio padre .” 1Sa 23:17-18

Un giorno Gionatan decise addirittura di togliersi l’intera armatura e donarla a Davide:“Gionatan fece alleanza con Davide, perché lo amava come l’anima propria. Perciò Gionatan si tolse di dosso il mantello e lo diede a Davide; e così fece delle sue vesti, fino alla sua spada, al suo arco e alla sua cintura”. 1Sa18:3,4

Qualche anno prima Davide aveva rifiutato  l’armatura che Saul gli aveva offerto per combattere Goliath , ma ora apprezza l’armatura di Gionatan.

Nel libro di Ester troviamo la storia del re Assuero che un mattino ricordandosi che Mardocheo gli aveva salvato la vita da un attentato voleva benedirlo e chiese ai suoi saggi cosa bisogna fare per onorare un uomo? Gli fu risposto: ”Si prenda la veste reale che il re suol portare, e il cavallo che il re suol montare, e sulla cui testa è posta una corona reale;  si consegni la veste e il cavallo a uno dei principi più nobili del re; si rivesta di quella veste l’uomo che il re vuole onorare, lo si faccia percorrere a cavallo le vie della città, e si gridi davanti a lui: – Così si fa all’uomo che il re vuole onorare!” Ester 6: 8,9

Questo fu ciò che fece Gionatan con Davide, lo onorò, dando i suoi vestiti a Davide stava cedendo il diritto legale di regalità per accettare un ruolo secondario.

Gionatan e Davide strinsero un alleanza eterna, un patto forte, si  impegnarono l’uno verso l’altro a benedirsi reciprocamente e a benedire  tutta la loro discendenza.

Molti anni dopo la morte di Gionatan la loro alleanza era ancora viva, Davide disse: “C’è ancora qualcuno della casa di Saul, al quale possa fare del bene per amore di Gionatan?”2Sa9:1

L’amicizia tra Davide e Gionatan fu una vera amicizia.

Una caratteristica dell’amicizia è che si tratta di un legame con qualcuno che noi possiamo scegliere, certamente non possiamo scegliere i parenti, non possiamo scegliere i nostri genitori, ma la scelta dell’amico è una nostra scelta.

Nella Bibbia vediamo che Dio ha scelto degli amici, per esempio Abramo: “Non sei stato tu, il nostro DIO, che ha scacciato gli abitanti di questo paese davanti al tuo popolo Israele e l’ha dato per sempre alla discendenza del tuo amico Abrahamo?” 2cronache 20:7

In Esodo 33:11 troviamo l’amicizia di Dio con Mosè,  la Bibbia ci dice che Dio parlava con Mosè faccia a faccia: ”Or il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico”

Anche Gesù  ha scelto i suoi amici e questi siamo noi: ”Questo è il mio comandamento che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”.

Gesù si è unito a noi in una vera amicizia;

Lui ci ha difeso da tutti i nostri nemici;

ha rinunciato ai propri interessi e all’onore personale  morendo sulla croce per noi.

Gesù si è legato a noi in un patto eterno.

Questa è vera amicizia:

una relazione in cui l’uno difende l’altro incessantemente;
una relazione che spinge a lasciare i propri interessi e il proprio onore per amore dell’altro:
un’alleanza che dura tutta una vita e anche dopo.

Se l’amicizia non è tutto questo allora è come quel click: può svanire in un attimo.

Gerry Guadagnato

N/A

L’AMORE VERO DI DIO

Ferite, delusioni, tradimenti, sono un argomento purtroppo conosciuto da tutti, chi potrebbe dire di non avere mai vissuto il dolore dell’abbandono, chi potrebbe dire di non avere mai sperimentato la sofferenza del rifiuto.

Le nostre emozioni purtroppo giocano spesso un ruolo fondamentale nella nostra vita, ci influenzano, a volte addirittura ci dominano e ci guidano, le ferite dell’anima tracciano un sentiero che non vorremmo percorrere.

Diventa sempre più difficile potersi fidare, continuare ad amare.

Chissà quante volte Dio è stato ferito, Dio ha un’anima, in ebrei è scritto: “ il mio giusto vivrà per fede e se si ritrae indietro l’anima mia non  lo gradisce” (Eb 10:38),  Dio ha dei sentimenti , vive delle emozioni,  come noi, Lui si rattrista quando viene ferito, rigettato o abbandonato , ma le sue reazioni sono sempre molto diverse dalle nostre.

Ci sono esempi nella bibbia in cui leggiamo che Dio è stato deluso, per esempio quando all’inizio della creazione Dio vide che l’uomo era malvagio e si penti di averlo creato, oppure quando il re Saul disubbidì, oppure quando Israele che, nonostante era stato tratto fuori e liberato dagli egiziani grazie all’intervento di Dio, scelse di farsi governare da un re anziché da Dio e il Signore disse a Samuele “ Samuele non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me”

Ogni giorno Dio sopporta l’atteggiamento del popolo,  nel salmo 7 verso 11 è scritto: “Dio è un giusto giudice lui si adira o si disgusta ogni giorno”, ogni giorno Lui viene ferito, rigettato, ma ogni giorno continua a manifestare grazia, a manifestare amore.

Perché Dio continua ad amarci nonostante tutto e  non ci tratta come noi meritiamo? Forse perché Lui è Dio?

No, perché il suo amore è inalterabile, irremovibile, incrollabile, il Suo amore è l’amore vero, è l’amore autentico e  tutto ciò che è diverso da questo è solo imitazione.

La Bibbia dice in Romani 5:6 che “mentre eravamo ancora senza forza Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi”

senza forze cioè deboli, ma deboli in che cosa?

  • Eravamo deboli moralmente . La morale non è etica, quando si parla di morale non ci si riferisce a discorsi di elevato valore, la morale  riguarda il comportamento, riguarda le azioni, essere deboli moralmente significa non sapere agire.
  • Eravamo deboli nella comprensione, significa essere senza alcun discernimento. Non volere comprendere è una debolezza  che ci rende vulnerabili, esposti a ogni filosofia perché privi di forti convinzioni .
  • Eravamo deboli nella volontà perché su di noi governava il peccato e per questo eravamo incapaci di esercitare una libera volontà.

 Dio mostra la grandezza del proprio amore  in questo che Cristo è morto per noi mentre eravamo senza forza: senza forza morale, senza discernimento e senza volontà di cambiamento.

Certamente non è perché, come qualcuno pensa, Dio ha deciso di chiudere un occhio davanti ai nostri peccati Non e ‘perché, come qualcuno pensa, alla fine Lui è buono e salverà comunque tutti.

L’amore di Dio non gli fa chiudere un occhio davanti al peccato, non lo fa girare dall’altra parte, al contrario il Suo amore attirerà ogni creatura a sé.

L’amore che Dio ha per questo mondo corrotto condurrà sempre al ravvedimento e alla conversione. “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figlio affinché chiunque crede non perisca ma abbia vita eterna” (Gv 3:16)

Il suo amore guiderà sempre il peccatore dal peccato alla croce e la Chiesa dalla croce all’eternità .

Dio conosce il peso del peccato, e sa che solo il Suo amore può farci recuperare la libertà e l’autostima, purtroppo  la cecità e l’ostinazione dei nostri cuori ci hanno convinto che non c’è alcun male nel peccato, ormai anche gli psicologi stanno trattando i disagi psichici con terapie di recupero che tendono sempre più a minimizzare la gravità del peccato per la liberazione delle coscienze dai sensi di colpa, ma Dio sa che l’uomo non sarà mai libero fino a quando il peccato non sarà rimosso dalla propria coscienza.

Nell’amore di Dio noi troveremmo sempre: bontà, benevolenza, pazienza, compassione, benignità, caratteristiche che sempre manifesterà nei nostri riguardi, perché  il Suo Spirito ci brama fino alla gelosia, (Gc 4:5) e la Sua gelosia è protezione per noi, questa è la grandezza del Suo amore, un amore non compreso, frainteso, a volte ferito, Dio non si ferma davanti alle delusioni, Lui non chiude le porte della grazia, il Suo è un amore disposto a restarci accanto per aiutarci a superare ciò che da soli non riusciamo a superare, e Dio lo farà anche quando continuiamo ad opporci alla Sua volontà.

Lui è disposto a subire l’ostilità della Sua creatura, perché Il Suo amore è protettivo.

Ecco  perché Dio  non sceglierà mai uno a danno dell’altro, non sceglierà chi fa opere maggiori, o chi ha un senso più alto di auto giustizia, e neanche chi pensa di essere più amato di un altro.

Comprendere l’amore di Dio significa comprendere la gravità del nostro peccato e la riconoscenza sarà la nostra  risposta a questo amore.

Un giorno una peccatrice a casa di un fariseo lavò i piedi di Gesù con le sue lacrime e glieli asciugò con i suoi capelli e quando il fariseo contrastò Gesù per avere accettato che una peccatrice gli si avvicinasse, Gesù gli rispose “Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama”(Lu 7:47)

 Paolo prega per la Chiesa di Efeso che possa conoscere sempre più questo amore: “Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, [..….]  perché, radicati e fondati nell’amore,  siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.(Ef 3:14-19)

Lo Spirito Santo vuole aiutarci a scoprire la profondità dell’amore per insegnarci ad amare come Dio ama, questo non è impossibile perché la Bibbia dichiara che “..… l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. (Ro 5:5)

Pietro ha un grande suggerimento per ognuno di noi: “aggiungete [………..] alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore.(2Pi 1:5-7) .

Aggiungere l’amore significa non mettere più la nostra vita al centro, ma la vita degli altri.

Aggiungere l’amore significa praticare: bontà, benevolenza, pazienza, compassione, benignità.

Quando diciamo di  amare, dovremmo accertarci di manifestare queste caratteristiche perché se mancano, ogni volta che saremo delusi, i nostri cuori si riempiranno di amarezza con ogni sorta di cattiveria , ogni volta che saremo delusi i nostri cuori saranno cuori feriti

e saremmo costretti a scoprire che quello che, fino a quel momento noi abbiamo definito amore, non era l’amore inalterabile, irremovibile, incrollabile di Dio, ma solo una sua imitazione.

………una stupida e  incresciosa imitazione che ha ferito il nostro cuore e che ferisce il cuore di Dio.

                                                                                                                Emanuele Campo e Pastore della CEBA CHURCH di Busto Arsizio VA. Ha conseguito il Bachelor in Studi Religiosi della University of Wales presso la Facoltà Pentecostale di scienze religiose in Bellizzi (SA). Ha collaborato con una missione interdenominazionale dal 1987 al 1998 acquisendo una formazione evangelistica. 

N/A