TUTTE LE COSE COOPERANO AL BENE

Or noi sappiamo che tutte le cose che capitano a quelli che amano Dio, capitano per il loro bene. Parlo di quelli che sono chiamati secondo il suo piano prestabilito.  Da sempre Dio li ha conosciuti ed amati, da sempre li ha destinati ad essere simili a suo Figlio, in modo che Gesù fosse il primo di molti fratelli. Avendoci scelti, Dio ci ha chiamati a sé e quando ci siamo accostati a lui, siamo stati resi giusti e partecipi della sua gloria”. (Romani 8.28-30)

Io sono nato in Sicilia e, quando avevo solo un anno, con i miei genitori, ci siamo trasferiti in Germania, dove sono cresciuto.

I miei genitori erano persone religiose, superficiali nella conoscenza di Dio, ma mio zio frequentava una Chiesa evangelica e si convertì quando io avevo 10 anni, lui ci parlava di Gesù, ma io non conoscevo nulla di Dio.

Diventare evangelico in quei tempi era difficoltoso, si era considerati dei traditori e dei peccatori, al pari di una prostituta o di un ladro perché, secondo l’opinione pubblica, si tradiva la chiesa madre.

Mio zio ebbe molti problemi con i suoi genitori a causa della sua scelta religiosa e un giorno fu mandato via di casa, mio padre decise di andare a parlare con il pastore perché lo riteneva responsabile, ma quando entrò in quella Chiesa il suo cuore fu trasformato e in pochi giorni mio padre divenne evangelico e, dopo solo tre settimane circa, mentre insieme a una sorella pregavamo per benedire il cibo, il Signore battezzò con lo Spirito Santo mio padre, mio zio e  mia zia e per tutta la notte parlarono in lingue, anche se non sapevamo cosa fosse.

 

Però nella vita le difficoltà non mancano, io ero nato strabico e dall’occhio destro non ho mai visto, ho subito un intervento chirurgico

ma 50 anni fa la medicina non era evoluta come adesso.

Mi ero comunque abituato a vedere con un occhio solo e vedevo bene con l’occhio sinistro, non sentivo la mancanza dell’occhio destro.

Il mio hobby, fin dalla mia giovane età, era la meccanica, io amavo le auto, amavo i motori, ogni tanto guidavo per pochi metri l’auto di mio padre, avendo premura che non se ne accorgesse, avevo questa passione, quando ho terminato le scuole d’obbligo il mio progetto era diventare un meccanico, volevo riparare le auto. Ma nel “76 qualcosa di sconvolgente accadde nella mia vita.

Eravamo in Sicilia per le vacanze estive, un giorno mi trovavo vicino a una fontanella, accanto a me c’erano dei ragazzi che stavano giocando con delle siringhe, scherzavano tra di loro spruzzandosi l’acqua, uno di loro, dopo aver riempito la siringa di acqua si è avvicinato a me per spruzzarmi, ma la siringa aveva un ago e, senza rendercene conto, l’ago è volato via e, in un batter d’occhio, si è infilato nel mio occhio sinistro, l’unico occhio che mi permetteva di vedere, ho perso completamente la vista.

In un momento la mia vita è cambiata completamente e ha preso tutta un’altra direzione. Avevo 16 anni.

Dovetti immediatamente dire addio ai miei sogni, abbandonare il mio progetto di meccanica, mettere da parte il desiderio di poter guidare  un auto, di avere la patente, tutto ciò che potevo permettermi era una bicicletta e dopo un po’di tempo, una vespa.

Mi sono sentito un uomo inutile.

Il Signore mi incoraggiava attraverso i medici che mi sollecitavano a forzare l’cocchio che fino a quel momento era stato pigro e, piano piano, iniziai a recuperare un po’di vista, cominciavo a leggere i titoli del giornale, poi i testi con la scrittura un po’ più piccola, miglioravo e ogni anno facevo controlli, comunque era impensabile una guarigione, la mia vista sia era fermata a quattro decimi.

Due anni fa la legge che regolava la guida di motocicli è stata modificata, non era più consentito guidare una vespa senza aver conseguito un patentino, sapevo che non avrei potuto averlo a causa della mia insufficienza visiva, ma volevo provarci e mi sono recato in un scuola guida naturalmente, quando ho fatto gli esami oculistici, il dottore ha distrutto ogni speranza e mi ha detto: “mi dispiace, per legge bisogna avere almeno otto decimi, se almeno ne avesse avuto sette io l’avrei aiutata, ma lei ne ha solo quattro, non posso proprio aiutarla” Non mi restava altro che riprendere la bicicletta e a quel punto mi sono detto, “se non altro  mi servirà per tenermi in forma”.

Dopo circa due settimane avevo la prenotazione per fare il controllo annuale della vista, il dottore mi esamina la vista come ogni anno e, dopo aver accuramene controllato, inaspettatamente attesta: ”La sua vista è a posto lei ha 9 decimi

Come poteva essere possibile, non riuscivo a crederci, solo due settimane prima l’oculista mi avevano lasciato senza speranze.

Entusiasta di questa fantastica e insperata novità mi sono iscritto alla scuola guida, il Signore mi ha dato l’intelligenza e in un mese ho superato l’esame, in casa c’era già un auto perché mia moglie guidava e così finalmente ho visto realizzato il mio sogno, potevo guidare un auto. In seguito ho conseguito anche la patente A, grazie a Dio.

 

Dio non dimentica le nostre preghiere, Dio risponde sempre, non ci lascia delusi, Lui ascolta e risponde, non risponde sempre come noi vogliamo o quando noi vogliamo, ma risponde sempre.

Io tante volte mi sono domandato: ”Signore perché mi è accaduto questo?” e la Bibbia mi ha risposto: “Or noi sappiamo che tutte le cose che capitano a quelli che amano Dio, capitano per il loro bene.”

Oggi sono qui, quello che conta è questo, tutto quello che è successo alla fine mi ha portato qui, nella grazia di Dio. Dio ci ama.

Amare significa dare e “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato[….] (Gì 3:16) . Ha tanto amato questo mondo che meritava solo giudizio, solo il castigo, perché, come dice la Bibbia ”non c’è nessun giusto neppure uno” (Ro 3:10) eppure Dio ci ha aiutato.

Cosa faremmo noi con una cassetta di mele marce? Naturalmente la butteremo via perché non serve a niente,  Dio però non ci ha rigettato,  ma ci ha dato una seconda possibilità mandando Gesù sulla croce per caricarsi dei nostri peccati e renderci giusti davanti a Dio.

 

Quale è lo scopo? La salvezza?

Certamente, ma non è l’unico scopo, se fosse l’unico scopo Dio ci avrebbe portato in cielo subito, invece ci ha lasciato sulla terra.

Anche il servizio non è l’unico scopo, noi potremmo servirlo, fare le Sue opere e non essere riconosciuti da Gesù. “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demonî, e fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità. (Matteo 7: 22,23)

C’è un altro obiettivo che Dio vuole realizzare nella nostra vita: “perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo [……]” (Ro 8:29)

Essere conformi all’immagine di Suo Figlio, questo è il desiderio di Dio, ristabilire in noi quell’immagine che il peccato ha deturpato.

Non possiamo limitarci solo a fare le opere, il mondo ha bisogno di amore, è necessario essere simili a Cristo, e manifestare il Suo carattere, le Sue compassioni, la sua umiltà.

Gesù quando chiama i suoi discepoli impone delle precise condizioni “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. (Mt 16:24) . Lui, per aiutarci è stato disposto a lasciare il trono, a spogliarsi della Sua gloria, a nascere in una famiglia insignificante, figlio di un falegname, in un paesino insignificante di una nazione insignificante, addirittura in una stalla, divenendo amico dei pubblicani e delle prostitute.

Dobbiamo essere disposti a seguirlo anche quando ci costa, disposti al cambiamento, disposti a rinnegare noi stessi per poter dire come l’apostolo Paolo ha detto: “[….] non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!. “(Ga 2:20)

 

Le circostanze difficili hanno questo scopo, contribuiscono alla nostra crescita, alla nostra trasformazione, quindi cooperano al nostro bene.

E mentre noi siamo attratti da ciò che ci rende ricchi, l’obbiettivo di Dio è renderci forti.

Chi accetta di passare attraverso le difficoltà senza lamentarsi ha realizzato quella verità biblica scritta in Romani 8:37: “Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”, la Scrittura qui dice che non siamo solo vincitori, ma siamo più che vincitori perché non abbiamo combattuto, non abbiamo pagato nessun prezzo, ma condividiamo la vittoria di Colui che combattuto e ha vinto per noi.

Gesù è il nostro Pastore e anche quando camminiamo nella valle dell’ombra della morte, non dobbiamo temere nulla, come dice il salmo 23, perché Lui è con noi e lo sarà sempre; in ogni difficoltà Egli continuerà a guidarci e a difenderci e alla fine potremmo sicuramente attestare: “ogni cosa ha cooperato al mio bene”.

 


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